Giovanna Canzano intervista Gianluigi Nuzzi
Giovanna Canzano intervista Gianluigi Nuzzi
di Giovanna Canzano

28/02/2007 -

17 FEBBRAIO 2007

"Amando i contrapposti ritengo infatti che quello fosse il posto migliore per il nostro incontro. Mentre stavo scendendo, Scalzone si è messo a ballare nell'enorme hall circolare tra statue d'arte moderna, stucchi e un valzer viennese come sottofondo. L'ironia della vita è una componente del suo linguaggio che lo rende più accattivante, che maschera l'ideologia, il risentimento e la violenza come strumento non inevitabile quindi necessario".
(Gianluigi Nuzzi)

CANZANO. "Sono ancora rivoluzionario e potrei anche sparare", 25 anni di lattitanza e il 'cambio' al vertice non hanno secondo Oreste Scalzone portato in Italia i 'cambiamenti' da lui 'voluti' che è pronto ad impugnare le armi per fare ancora 'giustizia'... (ma di che)?
NUZZI. Oreste Scalzone teorizza e crede ancora nella sovversione popolare per affrancare le masse da qualsiasi tipo di "potere costituito" da Chavez in Venezuela a Prodi in Italia. Da qui la non esclusione, anzi l'ipotesi di un utilizzo delle armi qualora si crei una situazione indispensabile. Che andrebbe quindi contestualizzata in un'insurrezione popolare e non nell'agguato a un singolo individuo. Quest'ultima ipotesi viene infatti scartata da Scalzone non perché sia contrario all'omicidio in sé quanto perché lo considera inutile per la "rivoluzione".Fin qui Scalzone. Il suo ragionamento, certo, assorda e va respinto, ma ritenere che il leader di Potere Operaio sia uscito dalla naftalina essendo vissuto lontano dall'Italia è riduttivo e pericoloso. Scalzone rappresenta il ponte ideologico ed emotivo tra chi ritene rip le aree antagoniste dei ragazzi nati invece in quegli anni.
CANZANO. Dall'inizio della latitanza, che tu per un periodo hai seguito in Francia, come vedi adesso Scalzone?
NUZZI. Scalzone ripropone moduli che trovano ascolto e consenso . E' un "pessimo maestro" come si auto-definisce che trova consensi. L'importante è non sottovalutarlo né sovra dimensionarlo. Non è pericoloso in sé quanto per la realtà che rappresenta, la zona grigia oltre i centri sociali e che si ferma un metro prima il terrorismo.
CANZANO. Come intende chiudere gli anni di piombo?
NUZZI. Lui propone un'amnistia con un grande tavolo, presenti tutti quelli che parteciparono agli anni della contestazione, dalla parte delle istituzioni e da quella degli extraparlamentari di destra e sinistra. Ma sa benissimo che questo non è possibile. Nessuno nel nostro Paese vuole chiudere con quegli anni. E secondo me ci tiene più di tanto lo stesso Scalzone. Chiudere con quel periodo significa perdere di ruolo quando, anzi, proprio nella radicalizzazione dei conflitti sociali le aree più dure acquistano potere di contrattazione. E poi chi meglio del governo Prodi oggi sposta consensi elettorali di sinistra verso i gruppi più antagonisti?
CANZANO. E' possibile 'dimenticare' le persone lasciate morte per terra e andare oggi in giro per l'Italia quasi come un eroe?
NUZZI. Credo che il problema sia più complesso. Scalzone offende magari i parenti delle vittime del terrorismo anche se le offese più incredibili le abbiano ricevute dallo Stato. Assente per decenni. Quando mi capita di parlare con loro, con le vedove, gli orfani di quegli anni in molti mi dicono che dallo Stato hanno ricevuto solo una corona di fiori al funerale. Un po' poco.
CANZANO. Può Scalzone rompere gli equiliri politici attuali?
NUZZI. No. Scalzone scandalizza la destra borghese, la sinistra intellettuale ma non rompe gli equilibri politici del centrosinistra per la semplice ragione che questi sono già rotti da tempo. E' un governo che utilizza la colla dell'ipocrisia.
CANZANO. Pensi che la rivoluzione che intende fare Scalzone ha ancora un motivo valido per essere fatta? 
NUZZI. Certo che no. Personalmente sono per lo Stato "minimo" mica per un Paese maoista, ci mancherebbe. roponibile l'esperienza del '77 e le aree antagoniste dei ragazzi nati invece in quegli anni.
CANZANO. Dall'inizio della latitanza, che tu per un periodo hai seguito in Francia, come vedi adesso Scalzone?
NUZZI. Scalzone ripropone moduli che trovano ascolto e consenso . E' un "pessimo maestro" come si auto-definisce che trova consensi. L'importante è non sottovalutarlo né sovra dimensionarlo. Non è pericoloso in sé quanto per la realtà che rappresenta, la zona grigia oltre i centri sociali e che si ferma un metro prima il terrorismo.
CANZANO. Come intende chiudere gli anni di piombo?
NUZZI. Lui propone un'amnistia con un grande tavolo, presenti tutti quelli che parteciparono agli anni della contestazione, dalla parte delle istituzioni e da quella degli extraparlamentari di destra e sinistra. Ma sa benissimo che questo non è possibile. Nessuno nel nostro Paese vuole chiudere con quegli anni. E secondo me ci tiene più di tanto lo stesso Scalzone. Chiudere con quel periodo significa perdere di ruolo quando, anzi, proprio nella radicalizzazione dei conflitti sociali le aree più dure acquistano potere di contrattazione. E poi chi meglio del governo Prodi oggi sposta consensi elettorali di sinistra verso i gruppi più antagonisti?.
CANZANO. E' possibile 'dimenticare' le persone lasciate morte per terra e andare oggi in giro per l'Italia quasi come un eroe?
NUZZI. Credo che il problema sia più complesso. Scalzone offende magari i parenti delle vittime del terrorismo anche se le offese più incredibili le abbiano ricevute dallo Stato. Assente per decenni. Quando mi capita di parlare con loro, con le vedove, gli orfani di quegli anni in molti mi dicono che dallo Stato hanno ricevuto solo una corona di fiori al funerale. Un po' poco.
CANZANO. Può Scalzone rompere gli equilibri politici attuali?
NUZZI. No. Scalzone scandalizza la destra borghese, la sinistra intellettuale ma non rompe gli equilibri politici del centrosinistra per la semplice ragione che questi sono già rotti da tempo. E' un governo che utilizza la colla dell'ipocrisia.
CANZANO. Pensi che la rivoluzione che intende fare Scalzone ha ancora un motivo valido per essere fatta?
NUZZI. Certo che no. Personalmente sono per lo Stato "minimo" mica per un Paese maoista, ci mancherebbe.
CANZANO. Quanti 'segreti' e 'contatti' dovrebbe invece raccontarci Scalzone?
NUZZI. Questo è un capitolo interessante. Molto interessante, Perché credo che i segreti su quegli anni, sulle gesta anche atroci di quel periodo, siano scolpiti nella mente di alcuni "vecchi". E sia oggi un passaporto politico e sociale. Chiudere con l'amnistia significa rinunciare alle zone d'ombra che invece, soprattutto nel nostro Paese sono indispensabili per gli equilibri della cosiddetta democrazia. Lo diceva anche il giudice Gherardo Colombo che l'Italia è la , no?
CANZANO. 'Si può vivere benissimo senza essere deputati ed eventualmente in Parlamento, senza essere vice presidente di una commissione come quella Giustizia', questa frase di Scalzone nasconde invece una richiesta preoccupante per l'attuale governo?
NUZZI. Questo non lo so, andrebbe chiesto a lui.

Oreste Scalzone nei ricordi di Gianluigi Nuzzi: "L'immagine più nitida per rappresentare Oreste Scalzone di oggi risale a qualche giorno fa quando eravamo insieme a Nizza. Ci siamo visti per fare colazione all'albergo Negresco. Amando i contrapposti ritengo infatti che quello fosse il posto migliore per il nostro incontro. Mentre stavo scendendo, Scalzone si è messo a ballare nell'enorme hall circolare tra statue d'arte moderna, stucchi e un valzer viennese come sottofondo. L'ironia della vita è una componente del suo linguaggio che lo rende più accattivante, che maschera l'ideologia, il risentimento e la violenza come strumento non inevitabile quindi necessario. Prima o poi necessario. Scalzone mi parla con passione delle realtà antagoniste dinamiche in Italia e si inorgoglisce quasi quando rivendica con orgoglio di essere stato uno dei pochi, in passato, a giustificare l'attività delle Brigate Rosse. Ancora: dopo esser uscita l'intervista sul Giornale mi chiama e ringrazia perché, dice lui, non hai cercato di . Che non contagia certo il leader di Potere Operaio. Lui di essere buono nemmeno ci pensa. Non ci tiene proprio. Si rivolge infatti ad altri. A chi sta oltre ogni schema politico tradizionale. Senza trovar risposta alla domanda a lui più cara, quella di Elias Canetti: . Scalzone è scappato in Francia 25 anni fa e lì è rimasto forte della legge Mitterrand che concedeva una protezione legale a chi aveva partecipato alle organizzazioni eversive senza uccidere. Ha vissuto in un monolocale di nemmeno 20 metri quadrati al pian terreno di un palazzo nella capitale, coltivando una relazione intensissima con gli altri "compagni" provenienti da tutto il mondo e che si erano rifugiati sotto la torre Eiffel. Ecco perché il suo peso specifico non è riferibile al passato ma a tutti questi anni. La capitale francese si è trasformata, chissà che ne direbbe oggi il socialista Mitterand se fosse vivo, in laboratorio politico e grazie a Internet il lavoro degli "esuli" non è rimasto solo sulla carta. Ha superato i confini della comune militanza per sfociare nei confronti con le realtà antagoniste attuali. E comprendere questo passaggio aiuta a inquadrare meglio la situazione della sinistra più radicale. Che di certo non viene intercettata nelle elezioni né da Rifondazione né dai Verdi. Scalzone ha così stretto i nodi di una rete che conta decine e decine di "compagni" vecchie e nuovi, di generazioni diverse ma con un'idea di anti-Stato fin troppo precisa. E inquietante."

BIOGRAFIA Gianluigi Nuzzi, 37 anni, inviato speciale de Il Giornale, analista delle vicende politico-giudiziarie che dal '92 sconvolgono il nostro Paese, ha firmato scoop come da ultimo le intercettazioni telefoniche con i dialoghi tra Piero Fassino e Giovanni Consorte sulla scalata a Bnl e l'ormai famoso "Bacio in fronte" che Gianpiero Fiorani diede al telefono all'allora governatore di Banca d'Italia Antonio Fazio e che fece partire l'estate dei furbetti del quartierino. Già collaboratore del Corriere della Sera, Gente Money, Espansione e L'Europeo ha iniziato a 14 anni a Topolino, per essere poi da garantista tra i pochi e primi ad assumere posizioni critiche nei confronti della stagione delle manette della magistratura milanese. Tra i big del giornalismo mette ai primi posti Ferruccio de Bortoli, Maurizio Belpietro ed Ettore Mo.

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