Reggio Calabria ai vertici fra i centri specialisti di eccellenza in nefrologia
Reggio Calabria ai vertici fra i centri specialisti di eccellenza in nefrologia
di Arezzoweb.it

08/03/2007 - Uno studio del Cnr di Reggio Calabria per ottimizzare l’impiego delle terapie disponibili nella cura dei nefropatici

In Italia sono circa quattro milioni le persone che presentano segni di laboratorio indicativi di danno renale o di insufficienza renale più o meno grave. Un problema in crescita esponenziale che colpisce circa l'8 per cento della popolazione mondiale e che ha spinto alcuni ricercatori di Reggio Calabria a disegnare uno studio multicentrico, denominato MAURO (Multipli interventi e AUdit nelle malattie Renali per Ottimizzarne il controllo), con il coinvolgimento della maggior parte dei centri di nefrologia calabresi e di alcuni centri della Sicilia orientale e della Puglia. Circa 600 i pazienti 'arruolati', che resteranno per 3 anni sotto il controllo dei ricercatori impegnati in prima linea a livello internazionale nella prevenzione e nella cura di questa diffusa malattia. Ricercatori che hanno contribuito a portare il nostro Paese al primo posto in Europa nella ricerca sull'insufficienza renale. E l'eccellenza, una volta tanto, ha premiato il Sud: "Una recente ricognizione su scala europea, valutata attraverso la quantificazione degli impact factor", spiega Carmine Zoccali dell'Istituto di biomedicina e immunologia molecolare del Consiglio nazionale delle ricerche di Reggio Calabria (Ibim-Cnr), "ha collocato il gruppo di Reggio Calabria ai vertici fra i centri specialistici di eccellenza in nefrologia: secondo in Italia dopo l'istituto Mario Negri di Bergamo e terzo in Europa".
L'interesse scientifico per il problema è in progressivo aumento ma le risorse investite rispetto alla sua rilevanza sono ancora scarse. "Nonostante le cifre allarmati circa l'epidemia di gradi lievi e moderati di insufficienza renale", prosegue Zoccali, "questa malattia è ancora considerata come una patologia rara il cui unico rischio è la remota possibilità di evoluzione verso la fase terminale di malattia, quella che richiede la dialisi o il trapianto. Le gravi conseguenze dell'insufficienza renale sul sistema cardiovascolare e l'alto rischio della disfunzione renale nei pazienti con malattie coronariche e nell'insufficienza cardiaca, invece, sono poco considerate e ancora scarsamente studiate".
Il Gruppo di ricerca Ibim-Cnr, che è associato all'unità operativa di nefrologia, dialisi e trapianto di rene degli Ospedali riuniti di Reggio Calabria, negli ultimi dieci anni è stato tra i gruppi leader a livello internazionale nello studio di questi fattori. Uno dei maggiori contributi è stato quello di aver mostrato la rilevanza clinica per il danno cardiovascolare di una sostanza (dimetilargina asimmetrica o Adma) che si accumula nel sangue in proporzione alla perdita di funzione renale. I ricercatori di Reggio Calabria sono stati i primi a dimostrare che la mortalità dei pazienti con malattie renali di grado moderato o severo e dei pazienti in dialisi è proporzionale alla concentrazione di questa sostanza. "Questa scoperta", sottolinea il ricercatore del Cnr "ha attratto l'attenzione di molti gruppi di ricerca Europei e Nord Americani e attualmente in Gran Bretagna e negli USA si stanno sviluppando farmaci che possano abbassare la quantità di questa sostanza nel sangue".
Queste ricerche possono avere implicazioni ben al di là dell'insufficienza renale: studi più recenti hanno mostrato che il sistema biochimico che sintetizza e degrada l'Adma è presente nel tessuto adiposo. Anche al di là dell'Adma, tutto questo può essere importante anche per i legami diretti e indiretti che questo sistema ha con la sensibilità all'insulina e con il diabete.
Un altro studio dei ricercatori del Cnr riguarda i rapporti tra tiroide e infiammazione nelle malattie renali. La forma attiva dell'ormone tiroideo, la tri-iodotironina, nei malati di rene è più bassa a causa dello stato infiammatorio dell'insufficienza renale e costituisce uno dei principali fattori dell'alta mortalità di questi pazienti. Altri studi già pubblicati o in corso del gruppo di Reggio Calabria hanno focalizzato l'attenzione sui disturbi del respiro durante il sonno nei pazienti in dialisi (apnea notturna) e sulla loro reversibilità dopo trapianto renale e su altri fattori di rischio vascolare ancora poco studiati come l'urotensina e il VEGF (fattore di crescita vascolare endoteliale) e altri.
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