Nuova vita all´ospedale
Nuova vita all´ospedale
di Enrica Tancioni

18/06/2007 - Il Morelli investe sugli anziani

“C’è del marcio in Danimarca” afferma Amleto nell’omonima tragedia scritta da William Shakespeare. Se il poeta inglese vivesse ai giorni nostri potrebbe dire “c’è del marcio nella sanità?!”. Se poi il famoso Oliviero Toscani intitola la nuova campagna pubblicitaria per il Ministero della Salute “Pane, amore e sanità”, beh occorre fermarsi e riflettere. Di certo le guance rosse e i sorrisi smaglianti non si addicono ai pazienti ricoverati nelle strutture pubbliche. Ne sanno qualcosa gli ex degenti dell’ospedale di Vibo Valentia. E’ stato chiuso. Alcuni parlamentari, dopo il sopralluogo, hanno dichiarato che un ospedale da campo sarebbe stato meno pericoloso.
A Reggio Calabria la situazione è diversa, certo gli Ospedali Riuniti presentano molti problemi, ma la struttura non ha nulla a che vedere con quella vibonese.
Un mosca bianca è invece il Morelli. Il motivo? E’ aperto solo dal 28 dicembre. Si conserva ancora pulito, ben organizzato e funzionale ma la sua storia è lunga e travagliata.
Realizzato nella zona sud della città, la struttura sanitaria convive per anni con gli accampamenti nomadi. Un corto circuito nel reparto di pneumotisiologia provoca un incendio, spento prontamente dagli operatori sanitari. Numerosi sono i disagi. Nel 2003 la situazione peggiora: le strutture sono carenti, la percentuale di amianto è aumentata sensibilmente, le condizioni igieniche all’esterno dell’edificio sono assenti… il verdetto è inappellabile: il Morelli deve chiudere.
Iniziano così i lavori di ristrutturazione ed ammodernamento che si protraggono fino al dicembre 2006, quando il nuovo presidio ospedaliero viene inaugurato. L’apertura coincide con l’elezione del nuovo direttore sanitario. Sarà solo una coincidenza?
Per “celebrare” l’apertura del Morelli sono state organizzate numerose manifestazioni culturali, molti concerti hanno allietato le stanze del Teatro Siracusa.
La realizzazione del nuovo nosocomio ha incluso anche la sistemazione esterna, articolata in due fasi distinte. La prima ha previsto il rifacimento della strada d’accesso, che comprende un nuovo impianto di illuminazione e un ampio parcheggio. La seconda fase invece la realizzazione di un’area verde che possa riqualificare lo spazio sociale del quartiere. Così, per accelerare i lavori, le famiglie di nomadi sono state spostate nelle zone di Ciccarello e Arghillà, già ampiamente popolate dai rom.
I lavori sono stati lunghi, ma finalmente la struttura è stata completata. Viene così sfatato un mito della Calabria: l’incompiutezza degli edifici. Tuttavia è anche vero che l’azienda ancora non lavora a pieno regime. Perché, come afferma l’assessore alla Sanità Doris Lo Moro, per avere un ospedale occorrono strumenti e competenze. Ma se la struttura, il personale ben addestrato e le attrezzature ci sono, cosa manca? Il trasferimento degli altri reparti.
In cantiere, è proprio il caso di dirlo, ci sono molti progetti: l’apertura di riabilitazione intensiva, di medicina generale, di cardiologia riabilitativa, di pneumologia, di diabetologia, di geriatria e di tutti i servizi di cui un ospedale ha bisogno, come: la farmacia, l’obitorio, la direzione sanitaria e gli uffici degli assistenti sociali.
Ma tutto questo si realizzerà alla fine di maggio quando molti reparti saranno funzionanti.
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare le due aziende ospedaliere lavoreranno in modo complementare. Perché come dichiara il direttore sanitario Vincenzo Trapani Lombardo, sarebbe impensabile una competizione tra di loro. Il Morelli è infatti stato concepito per la cura delle malattie croniche e la medicina riabilitativa. Il nosocomio, insomma, investe sugli anziani. D’altronde nel 2020 il numero di persone sopra i 65 anni sarà del 32.7%. Per agevolare la riabilitazione, in futuro saranno attivati servizi importanti: piscina e palestre riabilitative, laboratori per la ricerca biomedica integrata con la rete universitaria regionale. Per ora sono stati realizzati solo tre dei cinque padiglioni, gli altri sono in via di costruzione. Insomma la struttura è ancora una sorta di cantiere a cielo aperto, ma i lavori devono essere terminati, speriamo solo che siano realizzati al più presto.
Il reparto di Radiologia, sotto la direzione del Dottor Colletti, ha acquisito attrezzature d’avanguardia. La TAC multi-slices, per esempio, che effettua scansioni in rotazione, utilizzando software di ultima generazione capaci di ricostruire interamente le endoscopie effettuate. Inoltre il reparto ha acquisito una macchina a Risonanza Magnetica “open”, con l’apertura ai lati del tunnel, per permettere l’esecuzione di questi esami non solo ai pazienti claustrofobici, ma anche ai bambini e gli anziani. Tuttavia la macchina non è ancora operativa. Esistono problemi logistici legati alla grandezza e alla pesantezza del macchinario che deve essere sistemato in una zona adeguata. Ecco perché sono iniziati i lavori per la creazione di uno spazio adatto che possa contenere il macchinario.
Dicono siano in corso le gare d’appalto di un mammografo digitale, ma il bando ancora non è online.
Il 5 luglio 2006 è scaduto il bando per la gara d’appalto relativa all’acquisizione della strumentazione radiologica per la struttura dell’azienda ospedaliera.
Ma come mai le gare sono state indette sei mesi prima dell’apertura del Morelli? Certo un ospedale senza macchinari non è un ospedale, c’è bisogno delle macchine per testarle, sistemarle, provarle. Il problema nell’Italia delle carte e delle scartoffie è la burocrazia. I tempi di attesa, anche in questo, caso, sono lunghi, ecco perché le richieste devono essere redatte con largo anticipo.
Il servizio comunque funziona. Merito dell’organizzazione che gestisce ottimamente la poca utenza. Come accade ai Riuniti le prenotazioni sono gestite da un call center che, anche in questa sede, a volte sbaglia orari e visite. Nonostante tutto i reparti lavorano bene, Reumatologia ha trovato finalmente le condizioni e lo spazio che aspettava da tempo: sale d’attesa, personale e strumentazioni adatte per curare e diagnosticare le malattie che interessano l’apparato muscolo-scheletrico ed i tessuti connettivi.
I reparti non sono mai sovraffollati, dal momento che per ora operano solo di mattina. Il pomeriggio infatti la struttura inizia a serrare porte e cancelli intorno alle 16.30. Le condizioni igieniche sono ottime, ma questa non è una novità. Anche quando il vecchio Morelli era costretto a “convivere” con la sporcizia e il degrado esterno, la struttura interna eccelleva in ordine e pulizia. Parola dei Nas.
L’accettazione è spaziosa e luminosa. Gli sportelli funzionanti sono molti, proprio per evitare le lunghe code che affliggono gli Ospedali Riuniti. La segnaletica risulta chiara e leggibile, anche se deve essere ancora completata e perfezionata.
I tempi di attesa per gli esami e i referti medici sono sensibilmente diminuiti. L’utenza sembra soddisfatta, anche perché non deve aspettare settimane e mesi per conoscere le proprie condizioni di salute. “Per fortuna mi hanno fatto aspettare solo una settimana” afferma Salvo, un ragazzo venuto a ritirare le lastre del padre.
L’azienda è ancora giovane, sicuramente potrà crescere e migliorare sempre più. E’ come un piccolo ospedale di paese che apre in una città che però non è piccola e sperduta e allora c’è da chiedersi: quando l’azienda inizierà a lavorare a pieno regime, questo ordine sarà ancora conservato? È quello che ci auguriamo.
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