Lo sport perfetto? Il baseball
Lo sport perfetto? Il baseball
di Pasquale Zumbo

19/06/2007 - Viale Calabria, stadio di baseball. Sull’unico diamante della città si allena la San Giorgio, tre giorni a settimana. Ma solo dopo aver fatto della “sana” manutenzione. Innaffiare, tagliare l’erba, concimare il campo, perché gestire l’impianto spetta a loro. «L’impianto non è stato mai ultimato e inaugurato. Noi lo utilizziamo con il beneplacito del Comune e ci occupiamo della manutenzione. Ci hanno affidato le chiavi e se ne hanno bisogno… vengono da noi». A confessarlo è Tony Aliquò, presidente e giocatore della San Giorgio. Un impianto mai consegnato dall’Ufficio Tecnico che grava sulle spalle di una società sportiva. «Le spese di gestione incidono più di ogni altra cosa sul nostro bilancio. Abbiamo acquistato anche un taglia-erba professionale e dopo allenamenti e partite cerchiamo di pulire al meglio gli spogliatoi.

Il guaio è che se lo abbandoni una settimana… è un lavoraccio! Abbiamo fatto presente a chi di dovere le nostre difficoltà ma è un continuo palleggiarsi le responsabilità. Così ci siamo rimboccati le maniche». Il problema più grande è che questo impedisce all’unica squadra agonistica calabrese di mirare a qualcosa di più importante. «Partecipiamo al girone siciliano di C1 e ogni due settimane attraversiamo lo Stretto - spiega - i costi per le trasferte sono pesanti. Senza contare che oltre alla regular season ci sono Coppa Italia e play-off. Nelle ultime stagioni siamo stati ai vertici (anche in quella in corso ndr.), ma la promozione ci interessa relativamente. L’ultima volta che siamo stati in B la trasferta più vicina era Salerno. Troppo per le nostre possibilità economiche». E per contro i contributi sono esigui. «Solo il Comune ci assicura qualcosa, ma è davvero poco per affrontare una stagione. Il resto lo fanno i piccoli sponsor e l’autofinanziamento. La Federazione invece è più che altro un costo: tra iscrizione al campionato, tasse gara e tesseramenti…». Dall’anno scorso, però, dai vertici federali un piccolo aiuto è arrivato. «Pagano lo stipendio ad un tecnico cubano, proveniente dalla serie A. Vitto e alloggio sono invece a carico nostro», afferma Aliquò.

L’idea è nata per favorire la diffusione di questo sport nelle zone più in difficoltà. «Un’iniziativa che ha già dato frutti - racconta con soddisfazione il presidente - puntando all’obiettivo quantità posto dalla Fib, abbiamo fatto promozione nelle scuole e più di 50 bambini si sono accostati al baseball». Un buon inizio, ma la strada è lunga. «Qui manca la cultura del baseball. Qualche anno fa c’è stato un exploit: esistevano due club agonistici maschili e due femminili. Addirittura una squadra di softball ha militato in serie A ottenendo buoni risultati. Ma è il movimento nazionale che è in difficoltà. Nel mondo è uno sport molto diffuso. In America, Sudamerica, Giappone e Cina è tra i più praticati. In Europa sta crescendo solo adesso. Le formazioni più forti sono Italia e Olanda che si contendono il primato continentale. Ma a livello mediatico siamo snobbati». I risultati della San Giorgio non sono da disprezzare.

«Il Baseball a Reggio Calabria esiste dagli anni ’60. La nostra società è sorta sul finire degli anni ’80. Da allora oscilla tra serie B e C1 - racconta Tony - il nostro miglior risultato lo abbiamo ottenuto cinque anni fa. Abbiamo vinto il girone di serie B per poi perdere la A2 ai play off». Per adesso gli obiettivi sono altri. «Vogliamo diffondere questo sport, creare una base giovanile per poi puntare a qualcosa di più tra qualche anno - rivela il presidente - i ragazzi della scuola baseball pagano una retta mensile minima. Li muniamo anche di mazze e palline (costosissime perché utilizzabili per poche battute). Guantoni e divisa, invece, sono cose più personali…». La San Giorgio può contare su 50 tesserati tra “Seniores”e “Cadetti”. Poi c’è il minibaseball e da circa un mese anche la squadra di softball. Il problema è la promozione di questo gioco. «Tutto ciò che non è calcio in Italia ha poco risalto, ma il baseball è uno sport davvero affascinante.

Nel mese di luglio, tra Reggio e Messina, si svolgeranno le qualificazioni europee “Cadetti”. Sarà un’ottima vetrina. Certo, se lo stadio fosse completamente agibile…». Per il “diamante” di Viale Calabria i problemi infatti non sono finiti. Anche l’impianto di illuminazione è insufficiente. «Ha funzionato a pieno regime solo nel 2001, in occasione dei Campionati mondiali universitari, disputati tra Reggio e Messina - sbotta Aliquò - adesso solo alcuni fari di una torre funzionano, ma rendono impossibile l’utilizzo del campo in notturna. Noi disputiamo il campionato tra aprile e luglio, di domenica pomeriggio, sotto un sole cocente, e ogni incontro dura in media tre-quattro ore. Se ci fosse l’opportunità di giocare la sera, qualche curioso verrebbe a vederci. Come è accaduto per i mondiali. Gli spalti erano sempre gremiti. Si parla di progetti che risolverebbero il problema, di cabine Enel, ma di concreto ancora nulla».

Ma perché scegliere il baseball? Tony Aliquò non ha dubbi. «È uno sport completo, perfetto per crescere sia mentalmente che fisicamente. Il motivo? Devi saper far tutto nelle differenti fasi di gioco. Io, per esempio, sono un lanciatore in fase d’attacco e un’interbase in fase di difesa. Consiglio ai ragazzini di provare, la passione per questo sport li travolgerà. È un gioco longevo. Anche a 40 anni si può giocare a buoni livelli. E poi il fascino della divisa di baseball è incredibile». Quindi…. Giovani reggini, il diamante vi aspetta!
Per info: www.sangiorgiobaseball.it
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